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Ruolo della malocclusione e delle disfunzioni cranio-mandibolari nelle patologie di confine

L’approccio occidentale con la problematica medica presenta tre potenziali punti di debolezza:

  • la centralità della Malattia in luogo di quella del Paziente,
  • lo Specialismo (con la conseguente progressiva perdita di visione d’insieme del malato e di senso clinico generale),
  • e infine una pressoché esclusiva ripartizione tra Medicina e Chirurgia di tutto ciò che riguarda la cura delle malattie, con tendenziale esclusione di aree terapeutiche intermedie.
Ne può facilmente derivare una sottovalutazione della componente strutturale, legata alla tipologia scheletrica e posturale del singolo paziente, parte integrante di quell’organismo che “accoglie” la malattia, la quale, senza un terreno predisposto e facilitante, non sarebbe in grado di manifestarsi clinicamente. In questo ambito strutturale, infine, molto spesso gioca un ruolo determinante il tipo di occlusione dentaria che il paziente presenta: infatti molte malocclusioni, attraverso la malposizione mandibolare che comportano e i conseguenti aggiustamenti posturali di compenso, possono generare patologie respiratorie, cefalee, problemi alla colonna vertebrale (atteggiamenti scoliotici, dolori cervicali, lombosciatalgie, discopatie, ernie del disco), otalgie e otiti ricorrenti, in particolare nei bambini, acufeni, vertigini, labirintiti e sindromi menieriformi, parotiti ricorrenti, ipertrofie dei masseteri. Il mancato inquadramento strutturale (e occlusale in particolare), finisce spesso per classificare questi casi come patologie primarie di pertinenza specialistica, con la conseguente attuazione di terapie specifiche che, non rimuovendo la vera causa del problema, non ottengono apprezzabili risultati.

Dr. Edoardo Bernkopf