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Una nuova terapia per la Malattia di Menière

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Studio Dentistico Bernkopf

Malattia di Meniere : perché non funzionano le abituali terapie? Una nuova cura.

 

MALATTIA DI Ménière

È una malattia la cui patogenesi è ancora oscura, che si verifica quando alle vertigini si associano altri tre sintomi, cioè acufeni, cali improvvisi dell'udito e senso di ovattamento e di "pienezza" dell'orecchio

PREMESSA

La denominazione “Malattia di Meniere” non si riferisce ad una vera malattia, ma ad un quadro clinico basato sul riscontro di 4 sintomi: calo dell’udito, crisi vertiginose gravi, acufeni e senso di pienezza auricolare (“fullness”). La vera malattia viene individuata nell’"Idrope Endolinfatico", cioè in un eccesso di liquidi all’interno del Vestibolo e della Coclea, piccoli organi contenuti nell’Orecchio, che sovrintendono rispettivamente all’equilibrio e all’udito. Il Ruolo dell’Idrope viene da tutti esposto come fosse verità scientifica, ma non è così: per decenni l’Idrope non si è mai vista in un paziente VIVO: era, e per gran parte è ancor oggi, un riscontro oggettivo solo in sede autoptica su cadavere. E’ presente però solo in alcuni menierici, ma non in tutti; inoltre viene riscontrata anche i pazienti non menierici.

La denominazione di Malattia di Meniere è puramente convenzionale: gli esperti hanno deciso che, se sono presenti i 4 sintomi patognomonici, si fa diagnosi di malattia di Meniere; se sono 3 no, ma se poi arriva il quarto, allora sì: se il paradigma scientifico fosse orientato al paziente, si dovrebbe prendere atto che il paziente è sempre lo stesso, e che il quadro clinico si è progressivamente arricchito fino ad annoverare anche il quarto sintomo. Del resto, che siano 4 o 3 , che sia Meniere completa o no, la terapia, che funziona ben poco, è uguale, e rimane impostata sull’ipotesi che comunque nel paziente sia presente l’Idrope. Oltretutto spesso la storia clinica del paziente vede successive diagnosi di altra sindrome vertiginosa (Labirintite, Vertigine Parossisitica-VPPB, Neurite Vestibolare, Emicrania Vestibolare se presente anche cefalea), fino all’insorgere di tutti i 4 sintomi patognomonici che, alla fine, fanno porre diagnosi di Meniere.

Ad oggi, però, nessuna terapia indirizzata all’Idrope ha dato grandi risultati: in tutti gli scritti e anche in rete si legge che ad oggi per la Meniere non c’è cura. si dice al paziente che con la Meniere deve convivere. Solo la Gentamicina Intratimpanica spesso (ma non sempre) è in grado di incidere sulle gravi crisi vertiginose (e solo su quelle), ma è intervento demolitivo, non curativo, oltretutto non privo di possibili danni collaterali, sopratutto sull’udito.

Anche se fosse comprovato il ruolo causale dell’Idrope, si sposterebbe la comprensione della patogenesi solo di un gradino, perché rimarrebbe irrisolto il perchè della formazione dell’Idrope, problema su cui ci possono essere ancora una volta ipotesi, ma non certezze scientifiche.

Nel complesso, il grado di vera scientificità di ciò che abitualmente sulla Meniere si dice e si scrive, anche se con linguaggio che sembra scientifico, è piuttosto basso.

Molte patologie possono dipendere dalla bocca (cefalea, dolori cervicali e alle Orecchie, Otiti Ricorrenti nei bambini, Vertigini, Acufeni, Russare notturno con Apnee nel Sonno). Per questo non guariscono: può essere così anche per la Malattia di Menière. Sulle cause dell’Idrope si parla anche di cause traumatiche e infiammatorie, compatibili anche con il microtrauma cronico operato dal condilo mandibolare in un’ATM disfunzionale.

Un breve video sul razionale di questo approccio:
https://www.youtube.com/watch?v=QlEE5z6msVA

Mi occupo da oltre 40 anni delle problematiche che ruotano attorno alla malocclusione dentarie e alla Disfunzione dell’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM). Come è accaduto anche per altre patologie “di confine”, che si manifestano in distretti periferici (cranio, colonna cervicale, orecchie, sistema respiratorio), ma sono in raltà legate alla malocclusione dentaria e alla disfunzione dell’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM), all’inizio il risultato è sembrato casuale, perché la terapia era rivolta alla sola disfunzione dell’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM): i pazienti riferivano però il miglioramento o la scomparsa anche di sintomatologie collaterali , e in particolare delle vertigini. La mia prima pubblicazione su questo argomento risale a 35 anni fa: Bernkopf E. et al.: La vertigine di pertinenza odontoiatrica. Attualità Dentale N. 36 – Anno VI – Ottobre 1990 , 8-15.

A seguito del successo su varie sindromi vertiginose , ho cominciato a sottoporre a trattamento anche pazienti affetti da Malattia di Menière. Avevo cura di avvertirli che il trattamento che proponevo, intervenendo sulla malocclusione dentaria, non aveva supporto scientifico, ma era frutto di esperienze cliniche personali. Ottenevo il consenso informato ad intervenire, oltre che in ragione dell'insuccesso che avevano avuto le terapie abituali, e sopratutto della reversibilità del trattamento occlusale, e quindi della mancanza di rischi biolologici anche in caso di insuccesso: togliendo il bite il paziente è uguale a quando lo ha indossato. Ho però in seguito avuto la soddisfazione di pubblicare su una delle più autorevoli riviste internazionali di Otorinolaringoiatria i risultati conseguiti sulla malattia di Meniere con la mia tecnica, in uno studio controllato con follow up di oltre 18 mesi: Eur Arch Otorhinolaryngol. 2022 Aug 26. doi: 10.1007/s00405-022-07604-3."Oral splint therapy in patients with Menière's disease and temporomandibular disorder: a long-term, controlled study" Bernkopf E, Capriotti V, Bernkopf G, Cancellieri E, D'Alessandro A, Marcuzzo AV, Gentili C, De Vincentiis GC, Tirelli G.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36018357/

Di seguito alcune testimonianze significative



Alessandra Pertichino, Sindrome di Menière
“Svegliarmi la mattina, aprire gli occhi, fissare il led del televisore e verificare se rimaneva fisso, immobile oppure se girava, e capire da questo se la giornata sarebbe stata buona oppure no. Questa era la mia vita prima di incontrare il dott. Bernkopf.
Proprio così, da quando una mattina del 2012 senza alcuna motivazione apparente mi sono svegliata e tutto intorno a me girava come un vortice impazzito. Con l’aiuto dei sanitari sono stata trasportata all’ospedale e ricoverata per una settimana.
Il valium calmava la sensazione angosciosa di vertigine, mentre manovre varie e analisi cliniche cercavano di capire di cosa si trattasse. Mi dimisero con la diagnosi che si era trattato di una caso isolato, e me ne tornai alla mia vita.

Purtroppo però ci sono stati altri due episodi di egual entità nel giro di un anno, e a quel punto i medici hanno ritenuto di approfondire le indagini per capire di cosa si trattava.
Non ricordo nemmeno più quanti e quali sono stati gli esami a cui mi hanno sottoposta, ma due fondamentali, TAC e la Risonanza Magnetica, hanno fortunatamente escluso gravi e irreversibili patologie invalidanti, delle quali non riesco nemmeno a pronunciare il nome per quanto mi hanno spaventato. Alla fine di tutto sono stata dimessa con la diagnosi di Malattia di Menière: nelle orecchie sentivo infatti anche i fischi, e avevo la sgradevolissima sensazione di “pienezza”.

Questa malattia, tra tutte le possibili, era sicuramente la più augurabile ma non mi avrebbe mai più abbandonata: mi dissero che avrei convissuto con lei, e avrei potuto solo controllarla, ma non curarla. Controllarla voleva dire dormire praticamente semiseduta, seguire una dieta alimentare iposodica, nessuna bibita alcolica, cicli di diuretici e all’occorrenza un farmaco, il Ver* (omissis); inoltre nessun movimento brusco: evitavo l’ascensore e i trasferimenti teleferici. Vita tranquilla insomma, e per finire ho dovuto anche vendere la mia adorata Vespa.

Con gli accorgimenti di cui sopra gli episodi li ho potuti tenere sotto controllo, capivo subito se stava arrivando una crisi e mi mettevo al letto al buio con una bottiglia di 1 litro e 1/2 d’acqua una pastiglia di Ver* (omissis) isec in attesa che passasse. Due giorni così e poi tornavo nuovamente abile, anche se, fra una crisi e un’altra, mi restava comunque un senso di instabilità pressochè costante, e l’angoscia per il ricomparire inaspettato delle crisi.

Vivevo sempre sul chi va là: quando si partiva per un viaggio controllavo sempre di avere con me le pastiglie e avevo paura che qualsiasi cosa potesse risvegliare il malessere: nessun tuffo o nuotata sott’acqua, nessuna gita in barca o ballo. Insomma: passeggiate e movimenti lenti erano tutto ciò che facevo.

Fino a quando a luglio 2018 è sopraggiunta una crisi fortissima che ha spaventato mio marito, al punto che ha cercato sul WEB una soluzione, perché non poteva vedermi così. Si è imbattuto sul sito del dott. Bernkopf e dopo aver letto che tra le sue credenziali c’era scritto “esperto nella Sindrome di Meniere” ha immediatamente preso contatto e un mese dopo eravamo nel suo studio di Vicenza.

Da quel giorno stesso la mia vita è cambiata, anzi è ritornata quella di prima. Sì, proprio da quel giorno perché il volto, il sorriso sereno e rassicurante e fiducioso del dott. Bernkopf mi hanno fin da subito fatto sentire che ero nel posto giusto. Si avvertiva che credeva fortemente in quello che mi proponeva e che l’unico suo desiderio era aiutarmi, guarirmi. Mi ha sinceramente detto che non si sarebbe trattato di una passeggiata e che serviva tempo, impegno e collaborazione, e anche che non poteva assicurarmi il successo. Mi ha però colpito il fatto che durante la visita, in un lungo colloquio di più di un’ora, il dottore mi aveva chiesto anche di altri problemi di cui effettivamente confermavo di soffrire, che erano scesi in secondo piano dopo l’insorgenza della Sindrome di Menière, ma che erano tutt’altro che banali: prurito nei condotti uditivi (ero costretta a grattarmi fino alla lesione), “scricchiolii” nelle orecchie deglutendo, dolori cervicali. Con un certo imbarazzo ho dovuto ammettere che nel sonno russavo, e avevo spesso dei risvegli bruschi , con angosciosi sobbalzi, come per un brutto sogno. La notte non riuscivo a trovare una giusta posizione , e spesso mi svegliavo con formicolii alle mani: per questo avevo provato anche a dormire con due cuscini, ma con scarso risultato. Anche la mandibola faceva dei rumori nei movimenti, e in due occasioni mi si era anche bloccata. Il dottore mi aveva spiegato che lui considera la Sindrome di Menière una delle tante manifestazioni cliniche che può avere una malocclusione dentaria che sostenga un cattivo funzionamento dell’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM), e per questo la prospettiva del trattamento è un miglioramento non solo sulle crisi menieriche, ma su tutto il complesso sintomatologico.

Dopo aver indossato per 4 mesi il BITE ideato dal dottore ho ritrovato incredibilmente lo stato di normalità che avevo da tempo perso: non solo non ho più avuto crisi, ma anche tutti gli altri disturbi alle orecchie , al collo, al russare e alla qualità del sonno, che avevamo annotato durante la prima visita erano progressivamente scomparsi.
Ho portato il bite per parecchi mesi, per essere certa che il risultato non fosse casuale: so che la Sindrome di Menière può avere periodi di remissione spontanea. Alla fine però mi sono affidata al dottore anche per il trattamento ortodontico, per fissare in modo permanente la diversa occlusione che il bite aveva individuata. Ho incominciato un percorso durato quasi tre anni, duro e a tratti anche fastidioso. Il Dottor Bernkopf, assieme al suo meraviglioso Staff sempre presente e confortante, mi ha coccolata, supportata e mi ha reso piacevoli anche i passaggi più difficili della cura.

Mi ero quasi affezionata all’apparecchio che portavo quasi come una coperta di Linus, e avevo paura di separarmene, quasi che toglierlo volesse dire ritornare ad essere ammalata.
Ma finalmente 5 mesi fa l’ho tolto e mi è rimasto solo un morbido e confortevole posizionatore in lattice che porto di notte per il mantenimento del bellissimo traguardo odontoiatrico raggiunto anche dal punto di vista estetico.



“Ora quando la mattina apro gli occhi guardo solo se c'è il sole o se piove e sono felice.”


Novembre 2021 . Confermo che la relazione sopra riportata descrive esattamente la mia storia clinica, e ne autorizzo la pubblicazione , in testo e in immagini, a fini divulgativi e scientifici anche via internet, in deroga consapevole alle disposizioni vigenti in tema di privacy.

Alessandra Pertichino, Via Ferberti 2 Trieste
Cell: 388 0627703
E-mail: sandra68p@gmail.com oppure pertichino@confidiveneziagiulia.it

Il benessere permane , dopo 6 anni dall’inizio della cura con il bite.


Altri casi significativi di Malattia di Menière trattati con successo dal Dottor Edoardo Bernkopf:
https://www.studiober.com/category/meniere/

Altre sindromi vertiginose trattate:
https://www.studiober.com/category/vertigine/

L’APPROCCIO DEL DR. BERNKOPF: UN NUOVO PUNTO DI VISTA

L’approccio occidentale con la problematica medica presenta tre potenziali punti di debolezza:

  • la centralità della Malattia in luogo di quella del Paziente,
  • lo Specialismo (con la conseguente progressiva perdita di visione d’insieme del malato e di senso clinico generale),
  • e infine una pressoché esclusiva ripartizione tra Medicina e Chirurgia di tutto ciò che riguarda la cura delle malattie, con tendenziale esclusione di aree terapeutiche intermedie.

Malattia di Ménière

"…Mi ha incuriosito la sua interpretazione della Malattia di Menière, soprattutto in considerazione degli altri sintomi…Da circa un anno seguo la sua terapia odontoiatrica e mi sento molto meglio…"
(Maria T., Bari)

IL DR. BERNKOPF E IL SUO TEAM

Laureato in Medicina e Chirurgia nel ’77 e specializzato in Odontoiatria e protesi dentaria, è autore di numerosi lavori scientifici pubblicati sulle principali riviste odontoiatriche e medico specialistiche. Relatore in importanti congressi nazionali e internazionali di Odontoiatria, Pediatria e Terapia Antalgica, è Socio dell’ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani), in cui ha ricoperto numerose cariche, ed è stato fra i fondatori del Gruppo multidisciplinare di studio sui Disturbi Respiratori nel Sonno della Società Italiana di Pediatria (SIP).



 

LA PRIMA VISITA

La prima visita prevede un colloquio molto approfondito della durata di almeno un’ora, per analizzare il Paziente nella sua complessità, senza limitarsi al solo aspetto odontoiatrico. Al termine di questa prima fase molto importante, procedo all’esame diretto della bocca. Fa seguito la dettagliata spiegazione dell’eventuale piano di trattamento, personalizzato e su misura, secondo le necessità della persona. e, se il piano di trattamento viene accettato, si effettuano radiografie, impronte delle arcate dentarie e le fotografie

 

 

LE PATOLOGIE TRATTATE

  • Patologie respiratorie
  • Russare notturno ed Apnea del Sonno
  • Sindrome di Down
  • Patologia dell'orecchio
  • Cefale, Emicrania
  • Patologia delle Ghiandole Salivari
  • Ipertrofia del Massatere
  • Dolori Cervicali e Lombosciatalgia
  • La malocclusione nei problemi oculari
  • Dermatologia: la Cheilite Angolare
  • Ginecologia - Dismenorrea - Dolori mestruali
  • Problemi Gasto Intestinali
  • Rapporti fra Strutture e Psiche
  • Patologia dell'Articolazione Temporo Mandibolare (ATM) - Gnatologia
  • Bruxismo
  • Padiatria - Geriatria
  • Medicina e Odontoiatria dello Sport
  • Terapia Strutturale Occlusale
  • Logopedia Terapia Miofunzionale
  • Il lavaggio della mucosa rinosinusale
  • Ortodonzia Riabilitazione Protesica
  • Implantologia
  • Fiori di Bach e Odontoiatria

 

Vicenza

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Parma

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Questo format è riservato a pazienti che presentano disfunzioni dell'Articolazione Temporo mandibolare, Malattia di Meniere e altre patologie "di confine". Si prega di non occuparlo con altri argomenti.
This format is reserved for patients with temporomandibular joint dysfunction, Meniere's disease, and other "borderline" conditions. Please do not use it for other topics.

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