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La terapia dell’attacco acuto è scontata, e prevede la somministrazione di antinfiammatori e antibiotici, anche se risultano di dubbia efficacia. Non vi è invece un orientamento preciso sulla prevenzione delle recidive e delle cronicizzazioni, che costituiscono il vero problema. Abbandonata da tempo la radioterapia,  la “Duct ligation” é da alcuni considerata efficace e di semplice esecuzione . Efficace è risultata anche la riduzione della secrezione ghiandolare ottenuta con l’intervento di Timpanic Neurectomy  , pur non priva di difficoltà e gravata da insuccessi. La stessa Scialografia è stata validata quale tecnica terapeutica oltre che diagnostica . Alcuni autori hanno suggerito la dilatazione dei restringimenti duttali . L’intervento di parotidectomia   rimane il gold standard per un risultato radicale, ma riservata ai soli casi più gravi e persistenti.

Nell’approccio tradizionale con i problemi della Parotide emerge comunque una situazione di incertezza, sia per l’interpretazione patogenetica della patologia , sia per l’efficacia delle terapie.

Dall’interpretazione esposta nelle pagine precedenti, invece, deriva un possibile percorso terapeutico estremamente logico.

E’ stato dimostrato , infatti, che l’applicazione di un dispositivo intraorale ad hoc che altera l’occlusione interponendosi fra le arcate, genera una diminuzione dell’attività elettromiografica del massetere .  Anche la densità e la misura della sezione trasversa dei muscoli masticatori (massetere compreso) variano a seguito di una diversa posizione mandibolare ottenuta con trattamento chirurgico di alcune malocclusioni, nel senso che questi parametri risultano significativamente aumentati nei morsi profondi.

In realtà, rispetto ad una occlusione normale (fig. 1)  il Massetere, passivamente contratto a causa , per esempio, di un morso profondo, aumenta inevitabilmente la dimensione della propria sezione trasversa (Fig. 2), salvo accentuarla ulteriormente nei casi di  bruxismo e serramento

Fig 1-2 normale e profondo

 Fig. 1: morso normale: il deflusso della saliva attraverso il Dotto di Stenone non è ostacolato

Fig. 2: l’ingrossamento del massetere comprime il Dotto di Stenone , ostacolando il deflusso della saliva. La Ghiandola Parotide si dilata a monte

Da queste situazioni anatomiche, occlusali e disfunzionali non può non essere influenzato il dotto di Stenone che , come già detto, decorre in intimo contatto con il muscolo Massetere (Fig.1 )per gran parte del proprio decorso. La sua compressione dall’esterno, che deriva dall’aumento dello spessore del massetere (Fig.2), può comportare quel rallentamento del flusso salivare che, senza individuarne il meccanismo, viene da molti Autori chiamato in causa nella patogenesi della PRG. Si determina così il rigonfiamento di tutta o parte della Ghiandola Parotide.

Il trattamento consta di due fasi, la prima di conferma diagnostica e di intercettazione reversibile, la seconda, subordinata al successo terapeutico della prima ( o all’eventuale desiderio di effettuare comunque il trattamento ortodontico, comunque indicato vista la presenza di malocclusione) di trattamento ortodontico vero e proprio.

La prima fase prevede l’allestimento di un dispositivo intraorale conformato ad hoc di nostro originale disegno, realizzato in resina acrilica su impronta individuale della bocca del paziente Fig.3).

Il riposizionamento mandibolare attuato dal Device, oltre a correggere in gran parte lo spiacevole

aspetto estetico legato alla laterodeviazione o al morso profondo, permette il rilassamento del Massetere o dei Masseteri prima contratti, e può così di conseguenza risolvere anche la costrizione esterna del dotto di Stenone.

Fig.3 terapia

 Fig. 3 Il dispositivo da noi proposto è dotato di un piano occlusale che svincola completamente i rapporti interocclusali abituali e permette così il riposizionamento della mandibola secondo le indicazioni del dentista.

Solitamente il paziente cronico riferisce un immediato beneficio. Nel paziente affetto da crisi ricorrenti, nella nostra esperienza nella maggior parte dei casi le crisi cessano con l’applicazione del device.  In qualche  caso abbiamo assistito ad una loro progressiva diminuzione per intensità e frequenza.

Si noti che questo percorso diagnostico e terapeutico, oltre ad essere di semplicissima attuazione, in quanto reversibile (togliendo il dispositivo), è  totalmente privo di qualunque rischio o prezzo  biologico: non si può non sottolineare la responsabilità che comporta invece un’ opzione più invasiva messa in atto senza un tentativo di diagnosi differenziale nel senso descritto e di intercettazione conservativa per via occlusale.

Una volta ottenuta con il precedente trattamento intercettivo iniziale e reversibile la conferma diagnostica e la totale risoluzione del quadro clinico con la cessazione delle ricadute di Parotite Cronica o Ricorrente, si passa ad una seconda fase,  che é volta a confermare stabilmente a livello di occlusione dentale la posizione mandibolare corretta individuata nella prima fase. Consta , a seconda dell’età e della situazione orodentale del paziente, di un approccio ortodontico, protesico o misto.

 

Vai anche all’articolo su Medicitalia:

http://www.medicitalia.it/minforma/gnatologia-clinica/1217-parotite-ricorrente-calcoli-salivari-colpa-denti.html

Per saperne di più:

Bernkopf E. Colleselli P. Broia V De Benedictis F.M.:Is recurrent parotitis in childhood still an enigma? a pilot experience. Acta Paediatrica 2008 97, pp. 478–482  Impact Factor: 1.297

  1. Bernkopf, G.C. De Vincentiis : Parotite (o Parotidite) Ricorrente Giovanile e Malocclusione dentaria. Medico e Bambino pagine elettroniche 2008; 11(9)