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Se l’orecchio percepisce rumori (fischi, ronzii, fruscii, pulsazioni, ecc ) che possono arrivare ad  influire sulla qualità della vita del paziente, ma che non provengono dall’ambiente esterno, si parla di “ACUFENI”.

Si tratta di un problema che, quando insorge può essere sottovalutato: all’inizio spesso concede ampie remissioni spontanee, il paziente è portato a credere che “passi da solo”.

Purtroppo , una brutta volta, non passa più, e diventa un problema serio.

Probabilmente  quello che dicono i Colleghi Otorinolaringoiatri, cioé che “gli acufeni sono la loro tomba”, rappresenta in qualche modo la realtà, nel senso che si tratta di una patologia molto ostica al trattamento.

Vale forse la pena di prendere in considerazione anche una possibilità spesso trascurata.

L’acufene può essere un sintomo di una disfunzione dell’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM) : se si infilano i  mignoli nei Condotti Uditivi Esterni (CUE) con i polpastrelli rivolti verso l’avanti, e si muove la mandibola in apertura/chiusura, si percepisce il rapporto fra Articolazione Temporo Mandibolare (ATM) e orecchio, e come tale rapporto possa essere potenzialmente traumatico, a seconda che lo stop determinato dall’intercuspidazione dentaria fermi la rotazione all’indietro che il condilo compie quando si chiude la bocca. Questo infatti può avvenire correttamente  se il morso è normale, o troppo tardi se il morso è profondo o la mandibola è all’indietro (retrusa). Quando la mandibola è biretrusa il problema tende ad essere bilaterale, quando é (o è anche) laterodeviata, il problema è monolaterale o prevalente da un lato.

Il conflitto con il condilo mandibolare può riguardare anche la Tromba di Eustachio, e partecipare a sostenere il problema anche per questa via.

 

 

 

 

A volte l’acufene si associa alla presenza di un tappo di cerume. Non sempre però alla sua rimozione si assiste alla sparizione dell’acufene. In ogni caso è necessario chiedersi il perchè di questa associazione, perché anche nei casi di successo la recidiva è facilitata dalla presenza di una predisposizione strutturale, che può aver facilitato entrambi i problemi e ne favorirà tendenzialmente la recidiva. (vedi “cerume in eccesso-tappo di cerume”).

Se l’acufene è insorto a seguito di un trauma acustico, il discorso si complica, e purtroppo in peggio per quanto riguarda la prognosi: il danno che il trauma ha prodotto, la sua materiale consistenza e sopratutto la reversibilità del fenomeno non possono essere diagnosticate e pronosticate con chiarezza.

Tuttavia il trauma acustico può aver agito su una predisposizione del tipo sopra descritto, e quindi può trovare una soluzione, anche solo parziale, con il trattamento della disfunzione ATM. In alcuni casi, cioè, la disfunzione ATM può aver reso l’orecchio più suscettibile al trauma, ma può anche costituire un elemento che impedisce la remissione che, in sua assenza, forse potrebbe avvenire.

 

Purtroppo l’acufene, se non la tomba, è di certo la bestia nera non solo degli Otorinolaringoiatri, ma anche dei dentisti che si occupano di ATM, perché individua un punto di probabile non ritorno di questo aspetto della disfunzione ATM. Anche se l’acufene è monosintomatico , di solito il discorso non vale: è difficile che la disfunzione ATM provochi SOLO un acufene e non altri sintomi.

E’ quindi necessario considerare se compaiono anche altri sintomi di disfunzione ATM (cefalea, cervicalgia, dolore auricolare e all’ATM, rumori articolari con i movimenti della mandibola, vertigini, russare notturno con apnee, ostruzione nasale ecc.), e valutare la qualità dell’acufene: costante o con momenti di silenzio, intensità sempre uguale o variabile, tempo di insorgenza .

Il trattamento prevede l’applicazione di un dispositivo intraorale di riposizionamento mandibolare, opportunamente conformata ad hoc, simile ad un bite, da portarsi 24 ore al giorno (pasti esclusi) per un tempo congruo a poter trarre qualche conclusione sull’efficacia di questo trattamento (almeno 6 mesi, ma per l’acufene può essere necessario più tempo). In questi casi è importante valutare il risultato della terapia anche sugli altri sintomi disfunzionali (vedi sopra) eventualmente  riferiti.

 

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Bibliografia:

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