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Quando le vertigini si associano ad altri tre sintomi, cioè acufeni (rumori auricolari) , cali improvvisi dell’udito e senso di ovattamento e di “pienezza” dell’orecchio, la diagnosi prende il nome di “Malattia di Meniere”, dal nome del medico che descrisse per primo questa malattia. Si gtratta di una malattia la cui patogenesi è ancora oscura.Tuttavia si sta facendo strada nella letteratura scientifica una corrente di pensiero che ipotizza un legame tra la Malattia di Menière e i disturbi dell’Articolazione Temporo- Mandibolare (ATM). Alcuni studi e rilievi clinici hanno documentato che numerosi pazienti presentano sintomi auricolari senza patologia dell’orecchio. Inoltre, l’incidenza dei sintomi della Malattia di Meniere risulta essere maggiore nei casi di disfunzione dell’ATM rispetto al resto della popolazione.Tali sintomi vengono spesso riferiti in miglioramento o in risoluzione dopo un trattamento odontoiatrico/occlusale mirato ad hoc, e in ricaduta alla sospensione del trattamento stesso.Per contro, in molti pazienti menierici sono presenti sintomi caratteristici della disfunzione dell’ATM, e un adeguato trattamento della disfunzione articolare è spesso in grado di risolverli o migliorarli.Nell’approccio odontoiatrico-occlusale la terapia è rivolta a ricercare, sulla base dei reperti anamnestici, clinici e radiografici, la postura corretta della mandibola.Viene dunque allestito un disposivo intra-orale in resina acrilica (può essere denominato bite, splint, Oral device ecc.) che, grazie alla conformazione decisa caso per caso dal dentista, obbliga il paziente ad atteggiare la propria mandibola nella posizione prescelta e considerata corretta, lasciandola libera di effettuare tutti i movimenti necessari ad una vita normale ma non quelli considerati patologici.Con questo approccio, in parte di conferma diagnostica, in parte già terapeutico, è quindi possibile testare l’effettiva incidenza della malocclusione dentaria e della disfunzione dell’ATM sulla sintomatologia menierica, e sulle vertigini in particolare, il tutto in maniera totalmente reversibile, priva di qualunque rischio biologico: in caso di insuccesso la rimozione del dispositivo ripristinerà esattamente la situazione di partenza.

Non sarà inutile sottolineare che in caso di persistenza dei disturbi nonostante le terapie mediche e comportamentali (dieta iposodica), le possibilità terapeutiche prevedono tecniche aggressive, demolitive  e irreversibili quali la gentamicina intratimpanica e la neurotomia del nervo vestibolare. Da notare che la Cochrane Lybrary, una delle più importanti istituzioni scientifiche internazionali, dopo una esaustiva disamina delle ricerca su questo tema, ha concluso che ci sono insufficienti evidenze scientifiche per affermare che la Betaistina (Vertiserc . Microser) abbia un qualche effetto nella Malattia di Menière.

Analoga ricerca sull’efficacia di tutte le altre terapie abitualmente impiegate ha avuto lo stesso esito, non riscontrando buone evidenze sul loro impiego.

Meniere Cochrane

 

Se la terapia occlusale nelle fase con bite ha successo, dopo un periodo congruo a confermare il risultato positivo (non va dimenticato che la Menière ha un andamento bizzarro, e può presentare periodi silenti),  il paziente potrà scegliere se avvalersi a vita del dispositivo intraorale , oppure se passare ad una seconda fase riabilitativa della propria bocca, attraverso un piano di trattamento individuale ortodontico, protesico o misto, a seconda delle condizioni della propria bocca.

Ovviamente il successo terapeutico dipende anche dal grado di gravità raggiunto dalla malattia, che ogni ritardo rischia di rendere irreversibile.

Vai alla pagina “Casi significativi”:

https://www.studiober.com/category/meniere/

Il caso più bello, ma molto lungo:

https://www.studiober.com/prof-antonello-ricci-malattia-di-meniere/    Diagnosi Menière Dott.D. Cuda (RE), Prof.E. Mira (PV) Prof.R. Filipo (Pol. Umberto 1° , Roma).

 

Vai alla video-intervista del Dr. Bernkopf sulla sua terapia occlusale nella Malattia di Menière

https://www.youtube.com/watch?v=q6787Bi8x0U

 

ACUFENI

Gli acufeni sono “sensazioni sonore percepite dall’individuo, non sostenute da sorgenti esterne, acustiche o elettriche, e causate da attività proprie dell’apparato acustico o dai meccanismi di elaborazione sensoriale”

Spesso si accompagnano a ipoacusie di vario genere più o meno gravi, ma possono presentarsi anche in soggetti con udito normale.

L’incidenza degli acufeni aumenta progressivamente con l’età: in quella pediatrica il loro riscontro sembra essere molto raro, ma nella nostra esperienza con bambini con problemi alle orecchie risultano spesso presenti, purché al bambino si ponga espressamente il quesito anamnestico e si presti attenzione e fede alla sua risposta.

Si distinguono acufeni oggettivi o estrinseci e acufeni soggettivi o intrinseci.

I primi possono essere percepiti dall’esaminatore e in genere si correlano ad una patologia:

  • vascolare, come ad esempio nelle fistole arterovenose.
  • muscolare, come nei cloni del tensore del timpano, del tensore e dell’elevatore del palato;
  • tubarica (ad esempio per disfunzione tubarica o tuba beante).
Otite Fig 1 anatomia

 

Fig. 1 : si noti la contiguità anatomica fra il condilo mandibolare e l’Orecchio

 

Gli acufeni oggettivi sono rari ed usualmente il trattamento è mirato a rimuovere la causa che li produce.

Gli acufeni soggettivi, invece, risultano esclusivamente percepiti dal paziente, e possono subentrare per alterazioni di una qualsiasi delle parti che compongono il sistema uditivo.

Nella letteratura scientifica numerosi sono i riscontri di un possibile ruolo patogenetico svolto da distretti extrauditivi, in particolare dalle regioni della testa, del collo e dell’Articolazione Temporo mandibolare (ATM): sono questi ultimi a interessare particolarmente il dentista-gnatologo, che si occupa appunto dei problemi dell’Articolazione Temporo Mandibolare (ATM). (Fig. 2)

Molti acufeni sono infatti inquadrabili nel conflitto tra condilo mandibolare e orecchio.

Infatti questo sintomo è spesso riferito, con andamento variabile per comparsa, intensità e frequenza, in molti casi di disfunzioni cranio-mandibolo-vertebrali con particolare coinvolgimento di una o entrambe le orecchie, e si risolve contestualmente alla risoluzione del problema occlusale di fondo. Anzi, nel complesso, nei disturbi dell’ATM e del sistema Cranio-Mandibolo-Vertebrale i sintomi otologici sono fra i più riportati. Anche questo suggerisce un ruolo causale dei Disturbi dell’ATM anche nell’insorgenza dell’acufene , e l’opportunità della ricerca di tali disturbi articolari nei pazienti che , spontaneamente, riferirebbero soltanto la presenza del sintomo otologico.

Il conflitto con il condilo mandibolare può riguardare anche la Tuba (o Tromba) di Eustachio, e partecipare a sostenere il problema anche per questa via (Vedi in fig. 1 la contiguità topografica fra Condilo e Tuba).

4 otiti malocclusione

Fig. 2 : si noti il potenziale effetto traumatico del condilo sull’Orecchio in caso di malocclusioni dentarie con retrusione mandibolare

 

Acufeni Fig3

Fig. 3 : effetto favorevole del riposizionamento mandibolare sul conflitto Condilo – Orecchio

 

Si è visto infatti che molto spesso i pazienti che si rivolgono al medico per disturbi all’ATM riferiscono, se correttamente interrogati in merito, anche acufeni, e quelli che lo fanno per acufeni riferiscono anche disturbi all’ATM: in pratica i due gruppi presentano sostanzialmente il medesimo quadro, salvo cercare rimedio per la componente che li preoccupa di più.

Le terapie proposte si avvalgono in particolare sull’applicazione di dispositivi intra-orali, e in particolare di dispositivi di riposizionamento mandibolare. (Fig.3

Questi dispositivi, applicati ad una delle arcate dentarie, modificano secondo le indicazioni del dentista i rapporti inter-occlusali , e quindi la postura mandibolare, con una prospettiva di stabilità a lungo termine, anche se artificialmente determinata.

Purtroppo quando il trauma è di vecchia data e l’acufene diventa costante, il recupero è assai problematico: anche per questo è necessario intervenire sugli aspetti occlusali alla prima comparsa del sintomo. Quasi sempre, invece, il paziente non si attiva tempestivamente, ma solo quando l’acufene interferisce pesantemente con la qualità della vita: spesso è troppo tardi.

Gli acufeni rimangono comunque  un problema di difficile soluzione: Gli specialisti sono soliti affermare che l’Acufene è la tomba dell’Otorinolaringoiatria. Purtroppo l’acufene, se non la tomba, è di certo la bestia nera anche dei dentisti che si occupano di ATM, perché individua un punto di probabile non ritorno di questo aspetto della disfunzione ATM.

E’ opportuno, pertanto,  individuare nella terapia dei disturbi dell’ATM oltre che la possibile soluzione di un problema all’Articolazione, anche un significato di carattere  preventivo sulla eventuale insorgenza della sintomatologia otologica più refrattaria al trattamento, quale è appunto l’acufene.

 

NB: L’acufene è un tipico sintomo della Malattia di Menière, quando si associa a cali dell’udito, crisi vertiginose, senso di “pienezza” (“fullness”) all’orecchio. Spesso questi 4 sintomi compaiono progressivamente nel tempo, fino a configurare il quadro completo della malattia

 

Vedi anche le paginine:

Vertigini , labirintiti http://www.studiober.com/patologie/patologia-dellorecchio/

Malattia di Menière http://www.studiober.com/patologie/patologia-dellorecchio/

Disfunzione Tubarica http://www.studiober.com/patologie/patologia-dellorecchio/

 

Parole chiave: Acufeni ,  Distretti Extrauditivi  , Dispositivi di Riposizionamento Mandibolare , Malattia di Menière.