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Tosse Cronica: Bernkopf Vittoria

Vittoria, oggi quindicenne (2002) , all’epoca dei fatti aveva 3 anni e mezzo. Era una bambina un po’ gracile e minuta , che andava spesso soggetta a malattie respiratorie. Un problema pressoché costante era costituito da una tosse cronica, quasi sempre secca ma a volte anche produttiva , che perdurava tutta la notte per quasi tutte le notti da ottobre ad aprile e a periodi compariva anche di giorno e d’estate. Consumava dosi notevoli di sciroppo, ma le notti erano comunque sempre disturbate; il respiro era molto rumoroso e per qualche attimo a volte sentivo che si fermava . Il caso lo ricordo molto bene, perché anche le mie notti erano costantemente disturbate: Vittoria è mia figlia.

C’è stato ad un certo punto un colpo di fortuna: Vittoria ha avuto un’Otite Media, poi un’altra e un’altra ancora: in pratica  Otite Media Acuta Ricorrente (OMAR). La ” fortuna” consisteva nel fatto che già più di 30 anni fa avevo messo a punto e pubblicato un trattamento originale e personale sull’Otite, grazie all’applicazione di un apparecchio ortodontico (Bernkopf E.: “Malocclusione” nelle otiti recidivanti e croniche. Medico e Bambino Luglio 1987, 51-4). Controllandole i denti, ovviamente decidui, avevo notato la presenza di una malocclusione con morso aperto e laterodeviato: trattandosi di mia figlia decisi di anticipare in quella età inusuale l’intercettazione del problema ortodontico, soprattutto al fine di evitare le recidive di otite: ho sempre ritenuto che il trattamento precoce consenta di sfruttare al meglio il rimbalzo positivo nel prosieguo della crescita che una struttura craniomandibolare e occlusale sfavorevole può ricevere con l’intercettazione ortodontica precoce, ma il vero motivo dell’anticipazione dell’età di intervento ortodontico, nel caso di Vittoria, era dettato dall’Otite Ricorrente. Le confezionai quindi un apparecchio ortodontico ad hoc.
Non ci furono più ricadute di otite, ma anche la tosse cessò!
Inizialmente non me ne accorsi nemmeno: dormiva serenamente lei, ma dormivo anch’io. La tosse però non si faceva più sentire, né di notte né di giorno.
Una notte, però, dopo un paio di mesi tranquilli, mi svegliai per un forte accesso di tosse che tornava , come in precedenza, a scuotere il petto della mia bambina. Andai a vedere, e trovai l’apparecchio sul cuscino: dormendo l’aveva perso. Del tutto meccanicamente glielo rimisi in bocca: Vittoria chiuse la bocca sul suo “ciuccio” (così l’avevamo chiamato per rendere più gradita l’idea), smise di tossire e riprese il sonno tranquillamente.
Fu a questo punto che feci caso al fatto che Vittoria non tossiva più da quando le avevo messo l’apparecchio ortodontico: quella notte l’aveva casualmente perso, e aveva avuto una crisi.
Il rapporto di causalità sembrava evidente per l’efficacia della terapia, ma mancava un razionale: quale era l’eziopatogenesi della sua tosse? Come poteva agire un apparecchio ortodontico, rivolto a trattare tutt’altra problematica?
Tornai a letto, ma a differenza di Vittoria, che aveva ripreso tranquillamente il sonno, io l’avevo perso! Ero infatti molto più sveglio di quando ero sceso dal letto, e rimuginavo sull’accaduto.
Da quella notte cominciò una ricerca che mi ha portato a studiare un campo assai poco esplorato della patologia, non solo pediatrica: i rapporti fra i problemi respiratori e la malocclusione dentaria.
Vittoria tossiva perché la sua malocclusione le sosteneva uno schema respiratorio orale, specie di notte quando il sonno le faceva perdere il controllo della mandibola , e di conseguenza la portava ad aprire la bocca. Il salto delle difese respiratorie costituite dai filtri nasali le facevano inspirare aria fredda , secca, non depurata dai microvilli e dal trasporto mucociliare. Il ripristino di queste difese naturali, che l’apparecchio ortodontico indirettamente induceva, era sufficiente a rimuovere il problema.
Il respiro rumoroso e le apnee erano dovute al conflitto che si instaura fra la base della lingua da un lato e le tonsille ugola e velo pendulo dall’altro. Questo conflitto abitualmente viene affrontato, specie in età pediatrica, asportando chirurgicamente la componete posteriore (tonsille), ma può anche essere affrontato spostando la lingua, che è inserita per gran parte sulla mandibola e risente degli spostamenti che su questa induce un apparecchio ortodontico razionalmente confezionato. Da quel primo casuale risultato, oltre alla guarigione di un caso che mi stava ovviamente particolarmente a cuore, è scaturita anche la ricerca di tecniche mirate e di adeguati approcci clinici che, sperimentalmente confermati, fanno oggi del trattamento occlusale un’opzione terapeutica rivolta anche ad alcune patologie respiratorie, che occorre tenere in considerazione.

Edoardo Bernkopf, Papà (e dentista) di Vittoria.

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Edoardo Bernkopf