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Con la collaborazione del Dr. Massimo Gualerzi, Specialista in Cardiologia.

Università degli Studi di Parma -Unità di Ricerca e Diagnostica Cardiovascolare Fondazione Don Carlo Gnocchi

L’interesse del cardiologo ai disturbi del respiro associati al sonno, è motivata dal fatto che tale condizione può svolgere un ruolo di rilievo nella patogenesi delle malattie cardiovascolari. I pazienti con apnee nel sonno presentano un tono adrenergico più elevato. Rispetto alla popolazione generale, inoltre, in tali pazienti, così come in quelli con malattie cardiovascolari, è possibile riscontrare una più significativa incidenza di eventi cardiovascolari e renali, una più frequente intolleranza glucidica e insulino resistenza, esagerate risposte pressorie e ventilatorie all’ipossia, esagerate risposte pressorie allo stress, ridotta sensibilità barocettiva. La prevalenza di ipertesi essenziali è più alta tra i soggetti con apnee nel sonno rispetto all’intera popolazione (50% vs 20%). Per contro, la prevalenza delle apnee nel sonno è più elevata nei soggetti ipertesi rispetto alla popolazione generale (40% vs 17%). Di recente la sindrome delle apnee ostruttive è stata dimostrata essere un fattore di rischio, indipendente da tutti gli altri fattori di rischio, per l’ipertensione. Il meccanismo patogenetico per cui il collasso parziale o completo delle vie aeree può determinare un aumentato tono adrenergico e ipertensione non è ancora del tutto chiaro. Durante gli episodi di apnea, le registrazioni polisonnografiche consentono di osservare, una serie di modificazioni respiratorie come: ipossia, ipercapnia e aumentata fatica nel respirare, ma anche modificazioni cardiocircolatorie, tra le quali un marcato incremento della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e del tono adrenergico registrato attraverso microneurografia. Il ripetersi ogni notte di tali eventi può nel tempo ripercuotersi anche sulle ore diurne e dare luogo, dapprima a sporadici rialzi della pressione arteriosa e polmonare, quindi a una vera e propria condizione ipertensiva. In questi casi è necessario effettuare una polisonnografia al fine di evidenziare i disturbi nel sonno che il paziente presenta (apnee, desaturazioni, risvegli, ecc.) ed un accurato esame cardiologico. Il ruolo della malocclusione dentaria nell’insorgenza delle apnee nel sonno (e di conseguenza nel determinarsi del rischio cardiocircolatorio e ipertensivo) e le possibili terapie sono illustrate alle relative pagine 1-d) Russare notturno (roncopatia), 1-e) Apnea nel Sonno.

Per saperne di più: Coruzzi P, Gualerzi M. Bernkopf E. Brambilla L, Brambilla V. Broia V. Lombardi C. Parati G. Autonomic cardiac modulatio in obstructive sleep Apnea: effect of an Oral Jaw-Positioning Appliance Chest 2006 130(5):1362-8 r.com